Pierluigi Vinai, la forza dell’antica saggezza
Mi perdoni il dottor Pierluigi Vinai, sono il Max Turbatore, quello che, come cinguettava lei qualche settimana fa, chiedendo lumi sulla mia reale identità, “con il coraggio di uno pseudonimo mena il torrone al prossimo”. Mi perdoni perché un suo tweet ha risvegliato nuovamente il mio naturale onanismo e le mie velleità vellicatorie (Che cosa bisogna fare per riuscire a sopravvivere).
A colpirmi stavolta è stato un suo lapidario commento postato nel pomeriggio di mercoledì fra i moccolotti che annunciano pillole di brani delle sacre scritture e il simbolo turrito dell’ Anci che correda la pubblicazione degli ultimi provvedimenti. Un “cammeo” che ci riporta all’antica saggezza dei nostri nonni partorito mentre a palazzo Madama si consumava l’esecuzione del supercanguro.
Scrive il Nostro, si direbbe con una punta di sarcasmo nei confronti di coloro che hanno preferito praticare i tecnicismi della politica anziché andare sino in fondo, o più probabilmente nei confronti di quelli che hanno inserito nella legge sulle unioni civili la stepchild adoption “Ah, i detti antichi sono sempre efficaci. Chi troppo vuole nulla stringe… E Marisa Levi, biologa, autrice de “La dualità maschio-femmina tra biologia e cultura” recensito sul bollettino di dottrina sociale della chiesa” ammicca
: “o anche chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Due perle di antica saggezza mentre sui social, da un parte e dall’altra, infuria la polemica e in Senato il capogruppo Luigi Zanda è costretto a chiedere una riunione per proporre di rinviare la trattazione del ddl. A me pare che questo rivolgersi all’indietro, al passato, con tanto di abusati detti popolari sia sbrigativo per un cattolico autorevole che ha osato solleticare l’ira del Cardinale Angelo Bagnasco schierandosi a favore dei matrimoni gay. Sbrigativo se non indicativo di un certo modo di pensarla. Monica Cirinna’ firmataria della legge punta il dito contro i suoi compagni del Pd attribuendo lo scivolone alle lotte intestine fra i parlamentari del Pd e all’interno della stessa corrente del premier. E teme imboscate.
E visto che fra gli stessi iscritti del Pd c’è chi intepreta in modo estensivo il diritto di esercitare la libertà di coscienza come stupirsi se Vinai, pur in un passato recente, supporter di Matteo Renzi, al momento non pensi di appiattirsi sui dettami del Premier. Perché l’autonomia e’ pur sempre un potere contrattuale. Come dar torto alle strategie di un soggetto che nel suo profilo Twitter si descrive così “Conosco la fatica, il sacrificio, la disillusione e lo sconforto ma non mi arrendo mai. Mi interessa il bene comune” e quattro anni fa come candidato del centro destra, opposto al sindaco Marco Doria, si autofustigava riconoscendosi le virtù del bue “non sono un cavallo di razza ma un bue per umiltà, pazienza e forza quieta”.? Ma ancora, almeno così pare, e per restare all’interno della felice metafora non avrebbe deciso se interpretare la parte del “Bove” di Giosuè Carducci, possente in una campagna soleggiata, espressione di realismo, o quella del “Bue” di Giovanni Pascoli, probabilmente più rappresentativo del momento storico-politico, animale malinconico calato in una realtà inquietante e dominata dal mistero. Non a caso Raffaella Paita qualche giorno fa ha parlato a più riprese di oscurantismo commentando gli interventi di Matteo Rosso, le blasfemia di Giovanni De Paoli è più in generale le varie fasi politiche legate all’approvazione del ddl Cirinna’.
Comunque, dottor Pierluigi Vinai nulla di personale verso un cattolico che, diviso fra i dettami della fede e le alchimie della politica, continua ad esercitare la forza della ragione e le rituali 50 sfumature di grigio. Tanto per fare ammenda , chiedere perdono e riposizionarsi c’è sempre tempo. È’ già accaduto con Massimiliano Allegri, l’allenatore della Juve che il Nostro, troppo precipitoso, avrebbe voluto facesse le valigie. Dopo la dodicesima vittoria consecutiva ha abiurato, ha chiesto scusa ed è risalito in sella. Insieme ad Allegri che adesso è in testa al campionato.
A colpirmi stavolta è stato un suo lapidario commento postato nel pomeriggio di mercoledì fra i moccolotti che annunciano pillole di brani delle sacre scritture e il simbolo turrito dell’ Anci che correda la pubblicazione degli ultimi provvedimenti. Un “cammeo” che ci riporta all’antica saggezza dei nostri nonni partorito mentre a palazzo Madama si consumava l’esecuzione del supercanguro.
Scrive il Nostro, si direbbe con una punta di sarcasmo nei confronti di coloro che hanno preferito praticare i tecnicismi della politica anziché andare sino in fondo, o più probabilmente nei confronti di quelli che hanno inserito nella legge sulle unioni civili la stepchild adoption “Ah, i detti antichi sono sempre efficaci. Chi troppo vuole nulla stringe… E Marisa Levi, biologa, autrice de “La dualità maschio-femmina tra biologia e cultura” recensito sul bollettino di dottrina sociale della chiesa” ammicca
: “o anche chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Due perle di antica saggezza mentre sui social, da un parte e dall’altra, infuria la polemica e in Senato il capogruppo Luigi Zanda è costretto a chiedere una riunione per proporre di rinviare la trattazione del ddl. A me pare che questo rivolgersi all’indietro, al passato, con tanto di abusati detti popolari sia sbrigativo per un cattolico autorevole che ha osato solleticare l’ira del Cardinale Angelo Bagnasco schierandosi a favore dei matrimoni gay. Sbrigativo se non indicativo di un certo modo di pensarla. Monica Cirinna’ firmataria della legge punta il dito contro i suoi compagni del Pd attribuendo lo scivolone alle lotte intestine fra i parlamentari del Pd e all’interno della stessa corrente del premier. E teme imboscate.
E visto che fra gli stessi iscritti del Pd c’è chi intepreta in modo estensivo il diritto di esercitare la libertà di coscienza come stupirsi se Vinai, pur in un passato recente, supporter di Matteo Renzi, al momento non pensi di appiattirsi sui dettami del Premier. Perché l’autonomia e’ pur sempre un potere contrattuale. Come dar torto alle strategie di un soggetto che nel suo profilo Twitter si descrive così “Conosco la fatica, il sacrificio, la disillusione e lo sconforto ma non mi arrendo mai. Mi interessa il bene comune” e quattro anni fa come candidato del centro destra, opposto al sindaco Marco Doria, si autofustigava riconoscendosi le virtù del bue “non sono un cavallo di razza ma un bue per umiltà, pazienza e forza quieta”.? Ma ancora, almeno così pare, e per restare all’interno della felice metafora non avrebbe deciso se interpretare la parte del “Bove” di Giosuè Carducci, possente in una campagna soleggiata, espressione di realismo, o quella del “Bue” di Giovanni Pascoli, probabilmente più rappresentativo del momento storico-politico, animale malinconico calato in una realtà inquietante e dominata dal mistero. Non a caso Raffaella Paita qualche giorno fa ha parlato a più riprese di oscurantismo commentando gli interventi di Matteo Rosso, le blasfemia di Giovanni De Paoli è più in generale le varie fasi politiche legate all’approvazione del ddl Cirinna’.
Comunque, dottor Pierluigi Vinai nulla di personale verso un cattolico che, diviso fra i dettami della fede e le alchimie della politica, continua ad esercitare la forza della ragione e le rituali 50 sfumature di grigio. Tanto per fare ammenda , chiedere perdono e riposizionarsi c’è sempre tempo. È’ già accaduto con Massimiliano Allegri, l’allenatore della Juve che il Nostro, troppo precipitoso, avrebbe voluto facesse le valigie. Dopo la dodicesima vittoria consecutiva ha abiurato, ha chiesto scusa ed è risalito in sella. Insieme ad Allegri che adesso è in testa al campionato.
Sentitamente suo
Max Turbatore


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